Dal libro: La sfida

“Ah, allora mi vuoi sfidare!” disse lui ridendo e, imprimendo una forte spinta agli sci, partì velocemente. Iniziò la gara: schivarono cunette pericolose ed evitarono gli sciatori che apparivano improvvisamente davanti a loro. Erano insieme e quasi tutto procedeva a meraviglia. Manfredi aveva condotto la discesa, poi aveva rallentato, si era fatto superare, e in quel momento lei si era girata sorridendo: aveva vinto la sfida. Quando voli con il cuore e con la mente non puoi pensare che improvvisamente un ostacolo ti sbarri la strada, anche perché un attimo prima non c’era; non puoi credere di volare in aria, e in quei momenti ti chiedi perché i tuoi sci volteggino liberi insieme a te. Poi tutto si ferma e un buio mortale ti spegne le sensazioni.

Dal libro: Il cuore in fiamme

Avevo diciassette anni, il cuore in fiamme e tutto il resto non aveva importanza, solo di una cosa ero certa: quel sentimento che provavo non era passeggero, un lento volo e una rapida discesa, no, non sarebbe andata così. Se l’avessi perso ero sicura che non avrei mai più conosciuto una persona come “lui”; come poteva essere possibile incontrare l’uomo della propria vita due volte? Rappresentava già un miracolo averlo incrociato una e, nonostante la mia giovane età, ero perfettamente cosciente che perderlo avrebbe significato dire addio a quel mondo di nuove, incredibili emozioni. E non era solo per questo: con “lui” mi sentivo compresa e sapevo di non dovere dimostrare nulla, potevo essere solamente me stessa.

Dal libro: Una persona sola

Stava per uscire quando ci ripensò e mi abbracciò stretta. I miei timori svanirono immediatamente, la mia fiducia in lui era incondizionata. Ci baciammo senza avere alcuna voglia di staccarci e di riprendere così un’identità indipendente: quella notte eravamo stati una persona sola, senza confini, e desideravamo rimanere tali ancora per qualche minuto.

Uscimmo e dopo un ultimo sguardo alla baita ci incamminammo verso il paese.

Tra le prime luci del mattino un raggio luminoso mi sfiorò, il sole affacciato tra le nuvole plumbee fece capolino tra gli alberi e ciò mi parve un ottimo presagio.

Dal libro: L’incontro fatale in treno

L’Avvocata Spinea era una donna paziente e in qualche modo fatalista, cosa strana per un’avvocata, pensava che ciò che deve accadere accade, indipendentemente dai nostri tentativi di porre ostacoli al fato. Si girò verso il finestrino sorseggiando il suo caffè, che nel frattempo si era raffreddato, e si perse a osservare i campi che si estendevano sino all’orizzonte, intervallati da case rurali attorniate da qualche albero solitario. “Che monotona vista!” si disse e si alzò. Come faceva sempre, ogni volta che usciva da bar e ristoranti, si girò per accertarsi di non avere lasciato nulla sul tavolo e notò, sulla sedia dove si era accomodata la sconosciuta, una macchia scura che riconobbe immediatamente, era il taccuino di lei.

Dal libro: Il primo amore non si scorda mai

“Giulia” mormorò.

Lei non lo udì e continuò a conversare.

“Giulia!” chiamò alzando il tono della voce.

Nel rifugio era bastato l’attimo fugace in cui l’aveva individuata, anche se ancora incerto sulla sua identità, per decidere di farsi riconoscere, lei però velocemente era uscita e lui, seguendo l’impulso del momento, l’aveva seguita.

La vide bloccarsi, alzare lo sguardo e guardarlo stupita.

Una passeggiata vicino al maniero

Care amiche e cari amici ancora un breve testo dal libro d’amore “in giallo” che sto scrivendo.

Giulia e Manfredi giungono al castello della zia Margherita, e in quel luogo, tra suggestioni e reali fatti, si dipana una buona parte del giallo.

” … Non feci cenno a Manfredi di quanto era appena successo e gli proposi di uscire dal castello e di dirigerci verso il lago. Lo presi a braccetto, in breve fummo raggiunti anche da Ginevra che ci fece da guida. Il sole non era più alto nel cielo, anzi iniziava a calare rapidamente; il sentiero che portava al lago non era dei migliori, fortunatamente avevo indossato scarpe basse e non ebbi grossi problemi. Scherzammo, ma non una parola fu detta a riguardo degli ospiti del castello, né in positivo né in negativo, dedussi da ciò che Manfredi fosse una persona molto discreta e ciò mi piacque.

Ci sedemmo sulla riva del lago sopra a un masso, Ginevra si sdraiò al mio fianco e mi pose il muso in grembo. Stava rinfrescando e posi le mie mani sotto al suo caldo muso e lei che mi guardò con occhi adoranti”

Dal libro: Un amore consumato

Patrizia era molto paziente e, per ordinare il pranzo, stava tranquilla in coda aspettando il suo turno. Il suo compagno odiava fare la fila e quindi toccava sempre a lei quell’incombenza, anche ora, che erano in vacanza in montagna appena entrati nel rifugio dopo una mattinata trascorsa a sciare, toccava a Patrizia preoccuparsi di ordinare il pranzo e portare il cabaret con le vivande al tavolo, ma le andava bene così, pensava che la cosa più importante fosse restare insieme e che le piccole problematiche quotidiane fossero inezie.

Avevano una relazione che durava da qualche anno e pareva che tutto funzionasse a meraviglia; in vista del suo quarantesimo compleanno Patrizia gli aveva proposto di stringere il loro rapporto, ci aveva provato, nonostante avesse sempre saputo che con lui le parole matrimonio o convivenza non fossero neppure pronunciabili. Infatti, come tante altre volte, le aveva risposto in modo vago e rimandato la decisione ad altro momento.

La loro era una relazione tranquilla, che procedeva senza sbalzi e filava dritta come un fuso, tra cene con amici, vacanze con amici, sport con amici e quanto altro con amici, perché da soli ci stavano pochino, ma, come le diceva sempre lui, l’amore nel tempo si affievolisce e il gruppo rende migliore anche il rapporto di coppia e lo rigenera.