Dal libro: L’incontro fatale in treno

L’Avvocata Spinea era una donna paziente e in qualche modo fatalista, cosa strana per un’avvocata, pensava che ciò che deve accadere accade, indipendentemente dai nostri tentativi di porre ostacoli al fato. Si girò verso il finestrino sorseggiando il suo caffè, che nel frattempo si era raffreddato, e si perse a osservare i campi che si estendevano sino all’orizzonte, intervallati da case rurali attorniate da qualche albero solitario. “Che monotona vista!” si disse e si alzò. Come faceva sempre, ogni volta che usciva da bar e ristoranti, si girò per accertarsi di non avere lasciato nulla sul tavolo e notò, sulla sedia dove si era accomodata la sconosciuta, una macchia scura che riconobbe immediatamente, era il taccuino di lei.

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