Dal libro: Un amore consumato

Patrizia era molto paziente e, per ordinare il pranzo, stava tranquilla in coda aspettando il suo turno. Il suo compagno odiava fare la fila e quindi toccava sempre a lei quell’incombenza, anche ora, che erano in vacanza in montagna appena entrati nel rifugio dopo una mattinata trascorsa a sciare, toccava a Patrizia preoccuparsi di ordinare il pranzo e portare il cabaret con le vivande al tavolo, ma le andava bene così, pensava che la cosa più importante fosse restare insieme e che le piccole problematiche quotidiane fossero inezie.

Avevano una relazione che durava da qualche anno e pareva che tutto funzionasse a meraviglia; in vista del suo quarantesimo compleanno Patrizia gli aveva proposto di stringere il loro rapporto, ci aveva provato, nonostante avesse sempre saputo che con lui le parole matrimonio o convivenza non fossero neppure pronunciabili. Infatti, come tante altre volte, le aveva risposto in modo vago e rimandato la decisione ad altro momento.

La loro era una relazione tranquilla, che procedeva senza sbalzi e filava dritta come un fuso, tra cene con amici, vacanze con amici, sport con amici e quanto altro con amici, perché da soli ci stavano pochino, ma, come le diceva sempre lui, l’amore nel tempo si affievolisce e il gruppo rende migliore anche il rapporto di coppia e lo rigenera.

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