…E qui finisce l’introduzione del fantasy Tres Mundi

“Di Filippo e dell’intruso non c’era traccia. Mi misi in ascolto e un insieme di rumori sconosciuti mi avvertì del pericolo. Stavo per inoltrarmi nuovamente in un mare verde, fitto e incolto. Guardai Patty e, dai suoi occhi un po’ straniti, capii che in lei non avrei trovato aiuto, ma non potevo neppure lasciarla sola. Così feci un bel sospiro e ricordandomi la massima tranquillizzante che la nonna amava ripetere in dialetto “Non serve preoccuparsi perché tutto si aggiusta sempre in un modo o nell’altro” ci incamminammo verso il pericolo.

Di nuovo le tenebre ci avvolsero nel loro lugubre mantello, mentre un vento freddo ululava tra le fronde degli alberi e il fruscio di passi sconosciuti aumentava. Il cuore mi stava letteralmente schizzando fuori dal petto, quando mi parve di vedere muovere la fiammella di una luce davanti a noi. Pensai immediatamente a Filippo e urlai:

“Filippo sei tu?”

“Ah, venite qui! Ahhh!”

Corremmo verso il rantolo e trovammo mio fratello supino che si lamentava.

Afferrai la torcia e illuminai intorno: non c’era nessuno o almeno così mi parve.

Poi li vidi: Filippo e Ghiso giacevano a terra doloranti.

Quando mio fratello si riprese, mi raccontò che aveva sorpreso l’intruso nell’atto di entrare nella villa; nel tentativo eroico di fermarlo, gli stava per balzare addosso, era stato sopraffatto dall’altro che più veloce si era girato scaraventandolo lontano; lo stesso era successo a Ghiso che, preso a calci e artigliato ripetutamente dalle unghie affilate del mostro, aveva desistito, battendo in ritirata. E qui finiva la sua storia.

Giunte noi, dell’essere infernale non c’era più traccia e da ciò supponemmo che fosse riuscito a fuggire, così decidemmo di non esporci ad altri rischi. Tornammo sui nostri passi girandoci di tanto in tanto, per avere la certezza di non essere seguiti.

Rincasammo e raccontammo ai genitori la nostra terribile avventura. Filippo, interrogato, rispose in modo vago, credo si vergognasse di essere stato sorpreso e malmenato. I nostri genitori, ovviamente, non credettero alla presenza di un essere soprannaturale, ma a quella di un malintenzionato sì.

La mattina successiva, alla luce del sole, io e Patty pensammo di avere sognato. Da quel momento ci fu proibito di tornare alla vecchia panchina di notte, perché, con i personaggi loschi che si aggiravano nel quartiere, era meglio non uscire all’imbrunire. Fu avvertita la polizia che ispezionò tutto il perimetro esterno della villa, non trovando indizi di sorta, e anche noi ragazzi, qualche giorno dopo, in un bel pomeriggio assolato, prima che cambiassero la rete di recinzione, tornammo alla ricerca di tracce. Riuscimmo ad aprire una finestra e a intrufolarci; guardammo ovunque, ma lo strato di polvere che copriva ogni cosa non sembrava essere stato violato e da ciò deducemmo che l’essere non era entrato nella villa ma era fuggito attraverso qualche passaggio non ancora scoperto. Solo all’esterno erano rimaste tracce del calpestamento della vegetazione, ma non si sarebbe potuto dire con certezza se erano solo le nostre impronte o di qualcun altro.

Il mistero restò a lungo celato.

Il tempo passò, la mia amica dopo qualche anno cambiò casa, io crebbi e mi dimenticai di quel fatto, sino a quando … accadde di nuovo e il segreto, alla fine, fu svelato.

Ciò che sto per raccontarvi ha dell’incredibile, perciò sedetevi comodamente, illuminate per bene la stanza perché il pericolo è sempre in agguato e iniziate a leggere”

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