Torniamo a quel giorno da cui partì l’idea del fantasy Tres Mundi.

Panchina

La correzione di Tres Mundi langue, così ho pensato di dare con voi una sbirciatina all’inizio del libro. Come ho già scritto in precedenza, accadde qualche cosa che diede il via al concatenarsi degli eventi che mi hanno portata a vivere questa straordinaria avventura.

Dal libro Tres Mundi la saga:

PROLOGO

“L’ESTATE DEL 1967

Dovete sapere che in fondo al cortile della vecchia casa dove abito, seminascosta da un cespuglio di edera rampicante, si trova una panchina di marmo, grigia e triste, murata a terra. Quando ero bambina e me ne stavo seduta a osservare il cancello d’ingresso, nel tardo pomeriggio estivo, avevo spesso la sensazione di essere osservata. Sembrava che le cose prendessero vita in modo inaspettato e quando la quiete regnava sovrana, improvvisamente, stormivano le fronde degli alberi del giardino confinante, oppure, mentre tutto era immobile, l’edera dietro alla panchina tremava leggermente; i segnali sovrannaturali apparivano inaspettati, tanto che un vicino di casa fece notare ai miei genitori che di tanto in tanto guizzi di luce giallastra illuminavano la panchina in piena notte, ma nessuno della mia famiglia, a parte me, sembrò farci caso.

La sera d’estate del mio undicesimo compleanno, nel 1967, successe qualche cosa d’incomprensibile per gli adulti e di terrificante per noi ragazzi.

Insieme alla mia amica Patty, di dieci anni, strappammo ai genitori il permesso, solo per quella volta, di recarci in cortile dopo cena, al buio, per sognare ad occhi aperti. Il cielo blu era punteggiato di piccole stelle luminose. Con gli occhi rivolti verso il tappeto stellato, stavo pensando di raccontare a Patty una storia ambientata sulla luna. Fu così che mentre cercavo un’ispirazione, udii un rumore soffocato provenire dalle profondità della terra. Io e Patty ci guardammo terrorizzate. Sembrava che qualche cosa, esattamente sotto di noi, cercasse di uscire. Istintivamente sollevammo i piedi, ma non accadde nulla. Pensammo di esserci sbagliate e che quel rumore non fosse reale, tanto che per assicurarcene, ci mettemmo carponi guardandoci intorno. Era buio e a malapena si vedevano le mani. In quel momento, però, un leggero scricchiolio ci fece alzare e nascondere dietro un fitto arbusto di edera rampicante. Aspettammo in silenzio con il cuore che batteva pazzamente.

Dopo un periodo che sembrò infinito, udimmo un rumore secco e subito dopo apparve una lama di luce sotto la base della panchina. Una sagoma scura, almeno così ci parve, più scura del buio stesso, per un attimo tagliò la luce e si mosse veloce, sparendo per un secondo e riapparendo subito dopo in lontananza, sul cancello; per un istante l’essere s’illuminò e mi sembrò di vedere un mostro infernale che ci stava squadrando con occhi roventi. Feci un segno a Patty indicandole quanto stava accadendo e urlai: “Scappa c’è il diavolo che sta per saltarci addosso”…

 

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