Il libro scritto in prima persona o con la voce narrante?

Ecco, cara amica e cara amico, un dubbio che mi ha assillato per alcune settimane.

Che fare?

Avevo iniziato a scrivere il libro in prima persona, poi sono giunti alcuni dubbi: non mi pareva che tutti i capitoli funzionassero, o meglio che si legassero gli uni agli altri.

Per decidere quale soluzione adottare mi sono documentata: ho letto libri gialli famosi e tutto quello che ho trovato sull’argomento.

La decisione è stata quella di passare alla voce narrante che sembra dia maggior possibilità di movimento allo scrittore, lo vincola in misura minore rispetto alla prima persona.

Vedremo il risultato.

Tu che ne dici ?

Il libro dedicato alle fanciulle senza tempo

Il libro che sto scrivendo è un inno alle sensazioni che ci fanno sentire vivi e alle pulsioni che sbocciano, fioriscono per poi, forse, inaridirsi. 

Quali sono i confini entro cui muoversi in questo fuggevole mondo? Quanto sacrificare della nostra natura agli eventi?

Difficili risposte quando le nostre menti e i nostri corpi non sono dominati dalla ragione, ma dalle emozioni. E se oltre a inoltrarci per appaganti sentieri sconosciuti ci troviamo a vivere in una trama da romanzo giallo, tutto si complica.

Dedico questo romanzo alle fanciulle senza tempo, ai sogni e all’indomata scintilla di vita che resiste in tutti noi.

Bologna, il libro, io e Maya

Tra un’attività e l’altra porto a passeggiare Maya e il gatto.

Ho interrotto la scrittura in un punto delicato per uscire con Maya; ci troviamo a pochi passi sopra Bologna, dall’alto la città ci appare in netto contrasto rispetto al luogo incontaminato dove ci troviamo: paiono due viste diverse, invece è lo stesso luogo.

Abbiamo un’ora di tempo per giocare e per respirare aria profumata, infine ritorniamo in studio: io alla scrivania, lei a dormire.

Scrivere al parco all’imbrunire

Giovedì verso sera: passeggiata al parco con l’immancabile taccuino, una penna e un mare di idee da organizzare.

Maya mi trotterella a fianco e io mi sento tranquilla, e come potrei non esserlo con una guardia del corpo di trenta chili, con la poderosa testa nera come la notte, gli occhi scuri e luminosi, due lunghi canini.

Lei prende uno stradello tra i cespugli e io la seguo, poi ritorna sul sentiero principale e raggiunge una panchina dove mi siedo.

Lei mi guarda: “Brava Maya”

Scodinzola e si sistema a terra.

Io, con la poca luce rimasta, scrivo qualche appunto; c’è un passaggio del libro che mi ha bloccata, ma in quel luogo, con il mio grande cane, mi pare che i nodi vengano al pettine e tutto si sistemi.

Il buio mi coglie all’ultima parola, mi alzo e ce ne andiamo.

Domani è un altro giorno!

A caccia di indizi

Care amiche e cari amici, ciò che è stato celato è difficile da trovare e ci vorrebbe il fiuto di un felino per scovare tracce da seguire.

Dal libro l’amore “in giallo”:

“Appena fuori notai altre impronte sulla neve e le seguii, mi inoltrai in un sentiero che ben presto si allontanò dallo chalet e sparì nel bosco;  in breve tempo raggiunsi una piccola baita, mi guardai attorno e notai l’ampia tettoia che manteneva libero dalla neve il terreno sottostante. Il suolo fangoso pareva essere stato calpestato di recente. A terra trovai un sacco della spazzatura aperto; sbirciai all’interno, c’erano scarti alimentari, fogli di carta e un cavo che pareva essere stato buttato via per errore”

Il libro, il gatto e una luce nel buio

La mia serata classica: vagare per la casa a caccia di un luogo dove appoggiarmi per leggere o scrivere.

C’è una ragione per tutto ciò: in genere mi ricavo un angolo nella sala da pranzo che è anche salotto e cucina: un open space dove è difficile trovare un angolo di pace e di solitudine per concentrarsi.

E accade, che quando finalmente sono in sintonia con il foglio che mi fronteggia, giunga un quadrupede che si sistemi vicino o spesso sopra la mia mano impedendomi di continuare.

Questo micio, ad esempio, si chiama generale Dako, per il suo innato istinto guerresco; Dako ama aggirarsi nel buio per meglio confondersi e sfuggire alle grinfie di Maya, il grande cane che dorme vicino al camino, e che tiene sempre un occhio semiaperto per intercettare ogni più piccolo rumore.