Un libro per chi ama l’amore e gli intrighi da romanzo giallo

Ho finito di scrivere il libro della serie “L’amore in giallo” ed è iniziata la seconda correzione.

Immaginate un grande amore che deve sopravvivere in un ambiente ostile e che, nonostante tutto, si rifiuta di morire.

Un amore che nasce, cresce, combatte in un contesto in cui si ripetono strane morti, di cui pochi sono consapevoli.

Eppure i personaggi non si lasciano intimidire dalla sorte malevola e si impegnano fortemente nella soluzione del caso.

Quali sono i confini dell’amore?

Questo scritto è un inno alle sensazioni che ci fanno sentire vivi, alle pulsioni che sbocciano e fioriscono, per poi, forse, inaridirsi.

Quali sono i confini entro cui muoversi in questo fuggevole mondo? Quanto sacrificare della nostra natura agli eventi?

Difficili risposte quando le nostre menti e i nostri corpi non sono dominati dalla ragione, ma dalle emozioni e, se oltre a inoltrarci per appaganti sentieri sconosciuti ci troviamo a vivere in una trama da romanzo giallo, tutto si complica.

Dedico questo romanzo alle fanciulle senza tempo, ai loro sogni e all’indomata scintilla di vita che resiste in tutti noi.

Cuore in volo

Cara amica e caro amico,

il romanzo che ho appena finito di scrivere della serie “L’amore in giallo”, è dedicato a tutti noi, che non ci accontentiamo di invecchiare in silenzio, perdendo ogni giorno alla fermata dell’autobus o alla guida di una fiammante auto sportiva o di una bicicletta, la memoria di come eravamo e di ciò che abbiamo provato.

Noi vogliamo ricordare e non dimenticare le emozioni che rendono la vita degna di essere vissuta in ogni momento.

Noi, che abbiamo seguito il filo della vita sino a qui, accettando vittorie e sconfitte, crediamo che l’amore e “il cuore in volo” non siano solo ricordi lontani.

La speranza e la leggerezza del vivere esistono sino all’ultimo attimo della nostra esistenza, e forse anche oltre.

Verso la felicità

Ormai era tutto sistemato, avevo una giornata intera da trascorrere con “Lui”

Corsi in camera e lasciai un biglietto alle mie amiche, naturalmente chiesi loro di coprirmi le spalle, poi me ne andai; uscii dalla porta del bar che si trovava proprio dal lato del parcheggio e raggiunsi Manfredi; salii in macchina, lui si allontanò velocemente e prese la strada che scendeva verso Ortisei, il paese più grande della valle.

“Da quando ci siamo lasciati non ho smesso un solo minuto di pensare a noi due e all’incredibile sintonia che provo a starti solamente accanto” mi parlò con un tono avvolgente, intimo, dolcissimo “Giulia, tu sei l’incontro che aspettavo, ti conosco da poco, ma credo di non sbagliarmi”

La radio in quel momento stava trasmettendo la Serenade di Shubert e io, completamente persa, appoggiai la testa alla sua spalla: avrei seguito quel ragazzo in capo al mondo!

Dopo tanto tempo ancora non mi capacito di come sia stato possibile che un sentimento così forte non sia riuscito a vincere sugli elementi avversi che la vita mi ha posto davanti. Il destino a volte è crudele, dà e toglie a suo piacimento! Mi aveva dato così tanto e mi aveva tolto così tanto!

In quel momento, mentre la macchina ci portava via, ero così felice che mi pareva che lo spazio tra me e gli altri si fosse annullato e finalmente fossi immersa nel mondo, plasmata insieme alle cose: ero la neve, la roccia, io ero tutto con lui!

Un amore malato

“Poi tutto accadde velocemente. Lui entrò, si avvicinò e le fece una carezza, poi la girò verso di sé e la schiaffeggiò. Lei parve avere un moto di rabbia, immediatamente sopita quando incontrò lo sguardo torvo di lui. Indietreggiò e si tenne alla spalliera di una sedia, ma lui l’afferrò, le strappò letteralmente di dosso la camicia, la trascinò sul letto, poi rimase a guardarla immobile e pareva non parlasse, solo la guardava fisso; Lei si raggomitolò e si coprì con un lenzuolo, lui la scoprì, era chiaro che la stava umiliando ed esercitava il suo potere di padrone. Lei, a quel punto, rimase immobile e non pose alcuna resistenza alla volontà inflessibile di lui. Sembrava una bambola rotta. Lui a un tratto distolse lo sguardo da lei e uscì dalla stanza”

Cani o forse lupi

Testo tratto dalla prima parte del libro della serie “D’amore in giallo” che sto scrivendo.

“Mi lasciò la mano, che non aveva mai abbandonato per tutto il percorso, mi fece cenno di restare ferma, poi lui si tuffò nella fittissima foresta, aggirò la baita e ritornò alla porta d’ingresso dalla parte opposta. In mano aveva una chiave, appena l’ebbe infilata nella serratura la porta si aprì, e Manfredi fece luce con la piccola torcia del portachiavi e illuminò un ambiente quasi confortevole: c’era una panca imbottita, una tavola e un paio di sedie.

“Che ne dici, non è male?!”

“Sì, mi piace, se poi fosse possibile avere una bevanda calda sarebbe fantastico”

“Credo di poter esaudire il tuo desiderio” disse e iniziò a trafficare tra vecchie scatole.

A un tratto si fermò e si pose in ascolto, facendomi segno di tacere. Li sentii anch’io: passi leggeri nella neve che risuonarono per tutto il perimetro esterno della baita. Ci immobilizzammo. I passi si fermarono davanti all’entrata e, dopo qualche istante d’attesa i rumori si allontanarono.

Aspettammo prima di muoverci e di fare qualche cosa, poi ci rilassammo, sperando che se ne fossero andati, e ispezionammo l’interno della baita; trovammo una candela ancora da usare, stoviglie e una scatola di cerini; la candela illuminò un camino che aveva al suo interno due grossi pezzi di legno bruciacchiati ma non inceneriti e, raccattato qualche bacchetto e un foglio di carta, Manfredi pensò di accendere il fuoco, io mi accoccolai su una sedia e ne seguii i lenti movimenti.

“Erano animali?” gli chiesi.

“Forse cani o forse lupi”