Una passeggiata vicino al maniero

Care amiche e cari amici ancora un breve testo dal libro d’amore “in giallo” che sto scrivendo.

Giulia e Manfredi giungono al castello della zia Margherita, e in quel luogo, tra suggestioni e reali fatti, si dipana una buona parte del giallo.

” … Non feci cenno a Manfredi di quanto era appena successo e gli proposi di uscire dal castello e di dirigerci verso il lago. Lo presi a braccetto, in breve fummo raggiunti anche da Ginevra che ci fece da guida. Il sole non era più alto nel cielo, anzi iniziava a calare rapidamente; il sentiero che portava al lago non era dei migliori, fortunatamente avevo indossato scarpe basse e non ebbi grossi problemi. Scherzammo, ma non una parola fu detta a riguardo degli ospiti del castello, né in positivo né in negativo, dedussi da ciò che Manfredi fosse una persona molto discreta e ciò mi piacque.

Ci sedemmo sulla riva del lago sopra a un masso, Ginevra si sdraiò al mio fianco e mi pose il muso in grembo. Stava rinfrescando e posi le mie mani sotto al suo caldo muso e lei che mi guardò con occhi adoranti”

Dal libro: Un amore consumato

Patrizia era molto paziente e, per ordinare il pranzo, stava tranquilla in coda aspettando il suo turno. Il suo compagno odiava fare la fila e quindi toccava sempre a lei quell’incombenza, anche ora, che erano in vacanza in montagna appena entrati nel rifugio dopo una mattinata trascorsa a sciare, toccava a Patrizia preoccuparsi di ordinare il pranzo e portare il cabaret con le vivande al tavolo, ma le andava bene così, pensava che la cosa più importante fosse restare insieme e che le piccole problematiche quotidiane fossero inezie.

Avevano una relazione che durava da qualche anno e pareva che tutto funzionasse a meraviglia; in vista del suo quarantesimo compleanno Patrizia gli aveva proposto di stringere il loro rapporto, ci aveva provato, nonostante avesse sempre saputo che con lui le parole matrimonio o convivenza non fossero neppure pronunciabili. Infatti, come tante altre volte, le aveva risposto in modo vago e rimandato la decisione ad altro momento.

La loro era una relazione tranquilla, che procedeva senza sbalzi e filava dritta come un fuso, tra cene con amici, vacanze con amici, sport con amici e quanto altro con amici, perché da soli ci stavano pochino, ma, come le diceva sempre lui, l’amore nel tempo si affievolisce e il gruppo rende migliore anche il rapporto di coppia e lo rigenera.

Il libro: Pericolo lupi

Care amiche e cari amici, continua la scrittura del libro d’amore “in giallo”.

Ecco un altro assaggio:

“Come conosci questo luogo?”

“Durante l’estate scorsa ho conosciuto una guida che in una passeggiata organizzata mi ha parlato di questa baita di proprietà del nonno, e dove lui viene con il suo cane quando ha voglia di estraniarsi… come noi”

Alla luce della torcia il suo viso mi parve splendere.

Qualche tempo dopo il fuoco crepitava nel camino e Manfredi pose un tegame sul fuoco dopo averlo riempito di neve: avevamo trovato alcune bustine di tè e l’idea di bere una calda bevanda mi parve rassicurante.

“Spero che ai miei genitori non venga in mente di aspettarmi nella hall dell’albergo, ma non credo” dissi.

“Con quelle bestie che forse ci aspettano fuori, questa notte non possiamo rientrare, ce ne andremo domattina. I tuoi genitori ti credono sicuramente a dormire, le tue amiche penseranno che hai trovato qualche cosa da fare, e i miei si preoccuperanno solo se non mi presenterò a colazione”

“E se i lupi riuscissero a entrare?”

Chi si nasconde nella macchina impazzita?

Seguirono la carrareccia per qualche chilometro poi s’immisero nella strada Mesules, la via che attraversa tutti i paesi della Val Gardena; come sempre c’era traffico, uscirono da Selva molto lentamente e, quando finalmente raggiunsero la frazione di Plan, le auto già procedevano spedite.

Iniziarono a salire, solo le tracce recenti dei pneumatici definivano la via da percorrere, era chiaro che non avevano ancora pulito la strada. Qualche macchina poco attrezzata scivolava e slittava, ma non l’auto di Manfredi che con i pneumatici da neve e le catene si arrampicava senza problemi; il fluttuare vorticoso della neve a un metro da terra annunciò il giungere di uno spazzaneve, che incrociarono mentre affrontavano la ripida strada che li avrebbe portati a destinazione.

Stavano affrontando l’ultima salita, s’intravvedevano i primi hotel, quando furono superati da un’auto che zigzagava da una parte all’altra della strada.

“Manfredi …!” urlò Giulia.

“Ma guarda che cretino!” esclamò lui.

Pareva impossibile che l’auto riuscisse a salire, sembrava ballare da destra a sinistra; quando scivolò indietro Manfredi, per evitarla, si dovette spostare pericolosamente sul ciglio della strada che non aveva una ringhiera di protezione. L’autista parve riprendere il controllo del mezzo, ma con una brusca manovra si diresse verso di loro.

Dal libro: Gelida notte, pericoli e un nuovo amore

Care amiche e cari amici, nonostante questo caldo sole di maggio porti a pensare all’estate, io mi perdo nelle nebbie invernali e immagino quella notte in cui Giulia si trova sola con Manfredi in una baita isolata, davanti a un camino crepitante:

“Mi porse una tazza di tè, sorseggiai lentamente il tiepido liquido cercando di allontanare il momento della separazione, ma giunse l’ultima goccia e mi arresi: il momento di andare era giunto.

Sistemammo gli oggetti come li avevamo trovati, spegnemmo il fuoco, infine ci imbacuccammo e, tolto l’asse di legno che chiudeva l’accesso, Manfredi aprì la porta.

“Spero non ci stiano aspettando fuori” dissi.

Stava per uscire quando ci ripensò e mi abbracciò stretta. I miei timori svanirono immediatamente, la mia fiducia in lui era incondizionata. Ci baciammo senza avere alcuna voglia di staccarci e riprendere così un’identità indipendente: quella notte eravamo stati una persona sola, senza confini, e desideravamo rimanere tali ancora per qualche minuto”

Il libro: Piccoli fiocchi di neve

“Si era alzato anche il vento e spirava inquieto, come inquieta era la sua mente, divisa tra dubbi e tra speranze. Piccoli fiocchi di neve iniziarono a fluttuare nell’aria, Giulia li osservò cadere e posarsi sugli sci e gli unici rumori che udiva in quel momento erano i battiti rapidi del suo cuore.

Sospirò, era meglio partire prima che la visibilità fosse totalmente compromessa, scrutò tra la neve e la nebbia, le parve che la pista fosse libera e si mosse. Raggiunse la parte opposta senza inconvenienti, conosceva quel luogo e sapeva che il rifugio era servito da una corriera che scendeva a valle, e c’era ancora tempo per prendere l’ultima corsa”

Biancospino profumato

Camminando nel bosco si fanno strani incontri: daini, lupi, cinghiali, ma anche tronchi intagliati dalla natura e cascate di fiori profumati.

Ecco che un biancospino ci ha fermati attirandoci con il suo profumo.

Come vi ho già detto molte volte io traggo ispirazione, per il mio libro, dalle lunghe camminate nei boschi dell’Appennino tosco emiliano e romagnolo.

Qui ci trovavamo vicino a Bologna in bassa quota, tra boschi e fattorie in una soleggiata domenica di maggio.

Il libro: l’avvocata e il suo strano incontro

“Quella mattina l’avvocata Susanna Spinea si era svegliata presto ed era sgattaiolata fuori dal letto cercando di non far rumore, non volendo svegliare suo marito: l’aspettava una lunga giornata di viaggio e di lavoro.

Dopo una colazione frugale e un rapido viaggio in taxi eccola, in grande anticipo, ferma al primo binario della stazione centrale di Bologna.

L’alba si era appena presentata, e l’aria frizzante l’aveva completamente risvegliata dal torpore delle coltri; l’umida mattina invernale sembrava sbiadire i colori; le persone che alla spicciolata giungevano in stazione parevano prive d’identità, con le facce dello stesso colore dei cappotti: grigio, in tutti i suoi toni.

Il grande orologio che si trovava nel salone principale della stazione segnava le sei e trenta, era in anticipo di quaranta minuti, e anche quel giorno, come faceva ogni qual volta si trovava in stazione, si diresse all’edicola dei giornali dove stavano finendo di esporre i quotidiani appena giunti. L’edicolante, sempre quello da anni, era molto amichevole e, con i suoi modi cortesi e la voglia di scambiare qualche parola con ogni acquirente, scaldava l’atmosfera.

Carica di giornali si spostò sulla banchina del primo binario ed ebbe un’immagine sconfortante di cinerea desolazione. Si strinse nel cappotto alla ricerca di calore consolatorio, e per sfuggire a quella cappa pesante decise di leggere le notizie del giorno; scorse i titoli principali senza essere attratta da nessuna notizia in particolare e quando stava per girare pagina, da un cono d’ombra, vide emergere una donna che si mosse verso di lei”