Un incontro imprevisto

Care amiche e cari amici,

continua la presentazione della storia che sto scrivendo ambientata durante la seconda guerra mondiale:

“… Dopo svariate pacche sulle spalle, rudi abbracciate e condivisione dei ricordi passati, fece la domanda che più temeva Gisa: “Ma dimmi, come mai mi appari davanti improvvisamente inquesto sputo di posto così lontano da casa?”

Gisa, mentre freneticamente cercava una risposta plausibile, notò nascosti tra gli alberi a una decina di metri di distanza Cicca e il Lungo con le pistole in pugno; si rese conto in fretta di avere due problemi: trovare una giustificazione sulla sua presenza in quel luogo e far capire agli amici di andarsene in fretta; così parlò con un tono di voce un po’ più alto del solito: “Sto aiutando un amico: abbiamo un camion pieno di foraggio che abbiamo appena caricato e stiamo tornando a casa. Suo padre, che è un fattore, l’ha incaricato di venire da queste parti a ritirare del foraggio per le sue mucche”

“Perché dalle vostre parti l’avete terminato, con tutti i campi che ci sono?”

Un ragazzo d’altri tempi

Care amiche e cari amici, di seguito troverete un breve testo che aiuta ad inquadrare Antonio, uno dei personaggi più importanti di questa storia:

“C’era un altro problema.

Per le sue continue assenze da casa i genitori erano divenuti sospettosi e lui dovette inventare scuse sempre più difficili da sostenere. Finalmente suo padre prese la decisione di trasferirsi a casa dei parenti a San Luca, la collina con un famoso santuario sulle colline di Bologna, in un podere in cui Antonio aveva trascorso le estati durante l’infanzia. Lui li raggiungeva il sabato pomeriggio, così durante la settimana aveva tutto il tempo per fare le sue consegne; quando le richieste riguardavano luoghi più lontani saltava la domenica, riuscendo tuttavia, attraverso una rete capillare di conoscenze, ad avvertire la famiglia”

Un attimo di leggerezza per Maria

Care amiche e cari amici, questo capitolo del libro che sto scrivendo, presenta Maria e l’ambiente dove vive da sfollata, in campagna, lontana da Bologna.

” … Le donne della famiglia l’avevano avvertita di tenersi alla larga dagli sconosciuti, ma soprattutto dai crucchi e dai camerati.  “Che con quelli c’è da finire male” l’aveva avvisata la nonna.

Quella sera era scesa la tipica nebbia bassa della pianura padana e lei aveva faticato a orientarsi; però vent’anni erano sempre vent’anni e la leggerezza tipica di quell’età si era sostituita al timore e le pareva di volare mentre pedalava con rapidità e non sentiva neppure più il freddo intenso. Passò a fianco di un casolare e le giunsero le note della canzone – Parlami d’amore Mariù – che l’accompagnarono per un tratto, e il cuore le balzò in petto inondandolo di felicità. Era quasi arrivata ed emise un lungo sospiro per un amore solo immaginato …”

Antonio

Care amiche e cari amici, questo breve testo è tratto dal secondo capitolo, in cui presento Antonio, un personaggio importante di questa nuova storia:

24 febbraio 1944

Antonio viveva a Bologna in una villetta a due piani nella prima periferia della città; grazie al suo diploma di perito elettrotecnico era stato assunto in ferrovia e lavorava nell’ufficio progetti. Il suo lavoro, considerato indispensabile, gli aveva permesso di evitare di essere arruolato.

Sua madre, la piccola Ida, confezionava colbacchi, cappelli e manicotti con ritagli di pelliccia e li vendeva al mercato; il vigoroso Ennio, suo padre, lavorava alla Manifattura Tabacchi e, nonostante avesse perduto una gamba nella prima guerra mondiale, sostituita poi con un supporto di legno, lui sgambettava, quasi correva, lavorava, produceva come se di gambe ne avesse due complete. Ennio non aveva mai smesso di amare la vita e di viverla pienamente e, nonostante avesse soli diciotto anni quando finì sopra a una mina che gli lacerò la gamba, non permise a quel fatto di rovinargli l’esistenza”

Maria marmellata

Questo testo è tratto dal primo capitolo del nuovo libro che sto scrivendo.

24 febbraio 1944

Era già buio quando Maria rientrò, si era attardata in ufficio e aveva fatto tardi. Da quando gli uomini erano partiti per andare a combattere al fronte, le donne li avevano temporaneamente sostituiti in molte attività lavorative ed erano divenute un elemento d’importanza fondamentale per l’economia del paese. Come molti cittadini, anche Maria e la madre Margherita, erano sfollate in campagna presso i parenti che vivevano in un casolare vicino al paese di Medicina. Per non perdere il lavoro di muratore in ospedale, suo padre era rimasto a Bologna, con il rischio di poter essere coinvolto in un bombardamento ….” 

1944: Una fuga repentina

“… Parve a Gisa di non riuscire a mettersi in salvo e, mentre procedevano tra oscillazioni e vibrazioni prodotte dall’andatura veloce sul terreno instabile e ghiaioso, udirono gli urli e gli insulti degli uomini nascosti.

Dino li ignorò e continuò la sua corsa forsennata e miracolosamente giunse nel cortile della casa e pilotò con destrezza infilando il poderoso camion sotto a un gruppo di alberi frondosi; finalmente nascosto alla vista, emise un profondo sospiro e osservò l’altro al suo fianco, che era immobile e guardava diritto davanti a se; Gisa pareva ammutolito, forse era morto per lo spavento, fu il pensiero di Dino; la verità era che Gisa, per la prima volta nella sua vita, si sentiva sconvolto per ciò che era accaduto e nello stesso tempo provava un’euforia incredibile per essere riuscito a sopravvivere …”

1944 – lo sbarco sul delta del fiume Po.

Care amiche e cari amici il nuovo libro inizia così:

24 febbraio 1944

L’alba era appena giunta sul delta del fiume Po e la pianura padana si mostrava in tutto il suo rigore invernale: grandi spazi immoti in cui sopra ogni cosa emergeva il suono poderoso delle onde crestate che s’infrangevano sulle rive. Aguzzando lo sguardo si poteva scorgere nell’entroterra, in lontananza, una costruzione fatiscente, in cui solo il poderoso camino antico era rimasto completamente in piedi. A un tratto si alzarono in volo anatre tuffatrici e alcune folaghe, che parvero disturbate da un movimento che proveniva dal mare. Fu così, che dalle acque turbinose, apparve la punta di un periscopio che si alzò con attenzione e si mosse in tutte le direzioni”

Quando parte la penna non è più possibile fermarla

Care amiche e cari amici,

sono al lavoro con un nuovo progetto, un romanzo giallo ambientato tra il 1943 e il 1945.

Per quanto gran parte del contenuto sia frutto della mia fantasia, mi sono ispirata anche ai ricordi trasmessi oralmente nella mia famiglia: genitori, nonni e bisnonni.

La campagna bolognese, in quegli anni, soffriva molto dell’occupazione tedesca e oltre a ville e a residenze d’epoca, requisite per l’alto comando, c’era un via vai di truppe di ritorno dal fronte, che si alternavano occupando anche casolari dispersi nella campagna; non solo giunse l’esercito regolare, la Wehrmacht, ma anche l’elite paramilitare, la terribile SS.

Mi sono inizialmente ispirata, per scrivere questa storia, a un fatto realmente accaduto, al tentativo di un soldato tedesco di rubare il paiolo a una mia parente; per i contadini il paiolo era indispensabile, l’unica possibilità per cucinare, per bollire le parti del maiale e per lavare i panni.

Intorno al paiolo nasce un amore e si articola la trama da romanzo giallo.

Vi terrò informati sugli sviluppi.

Un libro per chi ama l’amore e gli intrighi da romanzo giallo

Ho finito di scrivere il libro della serie “L’amore in giallo” ed è iniziata la seconda correzione.

Immaginate un grande amore che deve sopravvivere in un ambiente ostile e che, nonostante tutto, si rifiuta di morire.

Un amore che nasce, cresce, combatte in un contesto in cui si ripetono strane morti, di cui pochi sono consapevoli.

Eppure i personaggi non si lasciano intimidire dalla sorte malevola e si impegnano fortemente nella soluzione del caso.